Quer pasticciaccio brutto della Caffarella
Il paradosso della Caffarella è che si sta perdendo di vista l’unico fatto certo, lo stupro barbarico inflitto in un parco romano a una minorenne davanti agli occhi del suo findanzatino messo in condizioni di non ostacolare la violenza. La cronaca ci dice che il test del Dna scagiona i due romeni indiziati; e che la pista del terzo uomo è poco più di una fantasia.

Il paradosso della Caffarella è che si sta perdendo di vista l’unico fatto certo, lo stupro barbarico inflitto in un parco romano a una minorenne davanti agli occhi del suo findanzatino messo in condizioni di non ostacolare la violenza. La cronaca ci dice che il test del Dna scagiona i due romeni indiziati; e che la pista del terzo uomo è poco più di una fantasia. Nel frattempo il sindaco Alemanno continua ad assecondare l’onda delle emozioni: ora si chiede se non siano forse dei comuni passanti quegli stessi romeni ammanettati che in un primo momento avrebbe voluto domiciliare nelle celle più buie e durature. Tra un eccesso e l’altro c’è la figura mediocre degli inquirenti che, circondati dai dubbi, sono costretti a mantenere il punto dopo aver troppo celebrato in conferenza stampa l’efficacia dell’inchiesta vecchio stile, ventre a terra e mano pesante.
Il risultato è pessimo e si manifesta attraverso una duplice dismisura generalista. Quella di chi ha voglia di nutrire a forza d’allarmi la serpe xenofoba, minoritaria ma temibile, nascosta nelle periferie metropolitane; e quella di coloro che, travolti dal più convenzionale dei riflessi, sarebbero pronti alla santificazione degli avanzi di galera stranieri e non. La combinazione di queste due patologie produce distrazione sociale e confusione identitaria. Come dimostra la polemica lunatica sulle ronde, che sono una comprensibile reazione della piccola borghesia urbana, con qualche scialba e isolata coloritura politica, originata dalla persistenza di un problema irrisolvibile se non dal potere pubblico.